Il viaggio di papa Francesco in Bulgaria e Macedonia del Nord | La Civiltà Cattolica

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Francesco in Bulgaria e Macedonia del Nord

Antonio Spadaro - 18 maggio 2019

ABSTRACT – Il 29° viaggio apostolico di papa Francesco – svoltosi dal 5 al 7 maggio 2019 – ha avuto come meta la Bulgaria e la Macedonia del Nord.

In Bulgaria i cattolici sono circa 68.000, cioè lo 0,95% della po­polazione; in Macedonia del Nord i cattolici sono lo 0,7%, cioè circa 15.000.

Dunque, altri due Paesi del mondo dove i cattolici rappresentano lo «zero virgola»: un’opzione preferenziale costante ormai nei viaggi del Pontefice.

«I mosaici più belli sono quelli più ricchi di colori», aveva detto Francesco in un videomessaggio inviato prima di decollare per il suo 29° viaggio apostolico.

E mosaici si possono definire Bulgaria e Macedonia del Nord, «ponte» e «crocevia» tra culture e religioni; due figure chiave per l’evangelizzazione dei popoli slavi: Cirillo e Metodio; due figure contemporanee di santità: Giovanni XXIII e Madre Teresa; un comune orizzonte europeo di fratellanza e con­vivenza alla luce del Documento firmato ad Abu Dhabi; un ecume­nismo che nasce dalla persecuzione, dal servizio al povero e dalla missione di annunciare il Vangelo; una visione aperta della Chiesa in piena conversione missionaria, che si apre alle sfide del futuro senza ripiegarsi in maniera pavida e meschina.

Questi sono gli ele­menti fondamentali del viaggio apostolico di Francesco in terre che come detto vedono una presenza minima di cattolici, che vivono una missione di riconciliazione e dialogo in un quadrante geopolitico che è un mosaico di culture, religioni e sensibilità.

Tra i segni fatti e le parole pronunciate nel corso del viaggio da Francesco, annotiamo in particolare un passaggio di quelle dette in piazza Macedonia, centro geografico e simbolico di Skopje, la capitale della Macedonia del Nord.

Lì il Papa ha celebrato la Messa davanti a circa 15.000 persone e ha fatto un’analisi della situazione, certo non in modo tenero:
«Ci siamo abituati a mangiare il pane duro del­la disinformazione e siamo finiti prigionieri del discredito, delle eti­chette e dell’infamia; abbiamo creduto che il conformismo avrebbe saziato la nostra sete e abbiamo finito per abbeverarci di indifferenza e di insensibilità; ci siamo nutriti con sogni di splendore e grandezza e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine; ci siamo ingozzati di connessioni e abbiamo perso il gusto della fra­ternità.
Abbiamo cercato il risultato rapido e sicuro e ci troviamo oppressi dall’impazienza e dall’ansia. Prigionieri della virtualità, ab­biamo perso il gusto e il sapore della realtà».

Da qui un appello a di­chiarare «con forza e senza paura» la nostra fame «di fraternità dove l’indifferenza, il discredito, l’infamia non riempiano le nostre tavole e non prendano il primo posto a casa nostra».

Quaderno 4054 - Anno 2019 Volume I

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